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IL MATTINO  Estate
Venerdì 27 Agosto 1999 
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Notti con la chitarra a Ischia  
Il ragazzo che ricorda Ugo Calise
Le canzoni e gli aneddoti di un tempo felice
                                                                                di MIMMO CARRATELLI      
               

È stato l’ischitano più famoso a girare il mondo, Na Voce, Na Chitarra e ’O Poco ’E Luna, cantando per la regina Elisabetta e diventando, a New York, l’amico stimato dei più noti jazzisti. Il grande Count Basie  lo chiamava "Calais". Con Ugo Calise ricordavamo i tempi del «Monkey Bar» (nella piazzetta di Porto d’Ischia) e quelli della «Conchiglia» di Forio dove Romano Mussolini suonava anche la fisarmonica.


             Romano ed Ugo
Calise, con la sua chitarra, cominciava a cantare a mezzanotte in punto, e l’ascoltavano Sofia Loren e Miriam Bru, Françoise Arnoul e Antonella Lualdi, Sordi, Delia Scala, Ugo Tognazzi, ma anche Alberto Moravia e Totò; girando il mondo l’ascoltò Jacqueline Kennedy. Ricordavamo quei tempi e un ragazzino di Napoli, Stefano Russo, che studiava musica seriamente, e una volta se ne andò per due anni a Parigi a prendere lezioni di armonia da Pierre Cullaz e di canto da Michael Aspinall, si aggirava tra noi.
«Donna Rachele, la madre di Romano, cucinava manicaretti deliziosi. Io avevo sempre fame. E donna Rachele diceva che era una gioia cucinare per Ugo Calise. Facevo onore ai suoi piatti, Romano un po’ meno perché aveva paura di ingrassare». 
      
            Sofia Loren ed Ugo
             Ugo Calise e William "Count" Basie 

Poi vennero il «Rangio Fellone» e il «Pignatiello». Ischia era l’isola notturna e mondana. Il vecchio Angelo Rizzoli vi portava tutta Cinecittà.«Quello mi sta rubando il mestiere» - diceva Calise - «Ma gli voglio bene  perché è capace, è serio, ha passione e vuole essere nientemeno che il mio erede».

Il ragazzo, diplomato al Conservatorio, aveva cominciato con la musica brasiliana diventando uno specialista della Bossa Nova.

Calise lo ricondusse alla canzone napoletana. «Guagliò, l’anima della musica è Napoli!», gli diceva. «Maestro, insegnatemi», gli rispondeva il ragazzo. Nacque un rapporto come tra padre e figlio.

    
     
Angelo Rizzoli

Così è cresciuto e si è affermato Stefano Russo, oggi chitarrista, cantante, arrangiatore e compositore stimato da Armando Romeo e Peppino di Capri, Cicci Santucci, Fred Bongusto, Fausto Cigliano
Magro come un chiodo, occhiali da intellettuale e con una zazzera da saraceno, Stefano Russo è il piccolo principe con la chitarra delle serate mondane d’Ischia. I suoi accordi delicati e la sua voce dolce ripercorrono i successi della canzone napoletana.
«Se Ugo mi vedesse», sospira Stefano. Il grande Ugo sarebbe contento del ragazzo «che gli rubava il mestiere».
Nel 1995, Stefano Russo ha vinto il Premio Nazionale Ugo Calise guadagnandosi alcuni passaggi televisivi a «Rai Uno Mattina».
Il suo sogno è di far rivivere il ricordo di Calise non solo ad Ischia.
Calise fu anche il re delle notti romane alla «Rupe Tarpea» e al «Kit Kat» dove Faruk gli chiedeva  «I’ Te Vurria Vasà» e Zsa Zsa Gabor lo trascinò in un ballo «da rotocalco». Di Calise, che da Ischia lanciò Peppino di Capri affidandogli Nun È Peccato, una delle sue prime canzoni, Stefano Russo conosce la vita e gli aneddoti più gustosi.
Gianni Minà  lo invitò al «Grenoble» a cantare alla presentazione dell’antologia della canzone napoletana interpretata da Calise che suo nipote Mauro, docente universitario e giornalista politico, ha raccolto in quattro straordinari c.d.. Di Calise parlammo tutta la serata. 

                
               Gianni Minà e Stefano
                      
                             Calise con Moravia, Totò, Franco Franchi, Pasolini

I ricordi degli anni ischitani erano tanti, Adriano Mazzoletti li ha raccontati in una bella serie di trasmissioni radiofoniche. 
Stefano Russo ricorda che Calise gli parlava spesso del mitico nonno francese, governatore della Martinica, che giunse a Ischia su un veliero a tre alberi e sposò un’isolana mora e bellissima. E poi le serate al «Pignatiello» dove Delia Scala chiedeva a Ugo di cantare insieme «Levate ’A Cammesella!». E le sere americane al «Birdland», dove suonavano Stan Kenton e Duke Ellington, e Calise diventava "Calais", tra Napoli e il jazz.
La leggenda di Calise rivive nei ricordi del ragazzo «che gli rubava il mestiere» e che ne ripropone i successi con gli accordi giusti alla chitarra e la voce dolce che piacerebbero al grande Ugo.
«Se solo fosse ancora con noi !», dice Stefano con un velo di commozione.

                                                                                                                                                                                
                                                                                                                                                                                                           Mimmo Carratelli